tognazzi stanza 17 17 tasse

Una divertente ma poco conosciuta commedia con Ugo Tognazzi, Gastone Moschin e Philippe Leroi sull’oppressione delle tasse e rapinatori da strapazzo.

In questi giorni di “reclusione domestica” dovuta all’emergenza del Covid19, alle preoccupazioni per la salute si sommano per molti quelle economiche dovute alle mancate o ridotte entrate e all’incombenza delle tasse. Per stemperare l’atmosfera in questo periodo non certe idilliaco, il cinema e la commedia possono venire in soccorso regalandoci un po’ di svago e evasione…

palazzo delle tasse

“Gli italiani, si sa, non hanno mai avuto un rapporto idillico con il fisco, vuoi per colpa di un senso civico non particolarmente esemplare, vuoi per un’imposizione a volte un po’ arcigna e vorace, ma le tasse sono spesso concepite dall’opinione pubblica come vessazione, prelievo coatto, imposizione non del tutto giustificata. Il cinema, quello dei generi popolari, ha dato forma e voce a questa insofferenza generalizzata attraverso film esemplari fin dal titolo.

Pensate per esempio a “I Tartassati” (1959) di Steno con Totò nei panni di un commerciante di tessuti che cerca di corrompere l’onesto maresciallo della tributaria, oppure pensate a “accidenti le tasse” del 1951 dove c’è un agente del fisco che indaga su un conte che vive fastosamente pur non avendo mai pagato una sola lira all’erario.

Particolarmente interessante è un film come “Stanza 17 17 Palazzo delle tasse, ufficio imposte” diretto nel 1971 da Michele Lupo, perchè unisce il filone dell’insubordinazione fiscale con quello dei criminali da strapazzo sul modello di un capolavoro ineguagliabile come “I soliti ignoti“.” [Stanza 17 – 17 – Introduzione al film di Gianni Canova]

stanza 17 17

Nel film troviamo quattro personaggi indebitati fino al collo che si incontrano proprio davanti all’ufficio delle tasse del temibile Dottor Ugo La Strizza (un Ugo Tognazzi splendidamente caricaturale): un costruttore edile, interpretato da Gastone Moschin (Amici Miei), un conte proprietario di uno splendido palazzo, un attore di film western e d’azione di serie B e un bislacco inventore.

Dopo aver inutilmente cercato di corrompere l’integerrimo funzionario dello stato Ugo La Strizza, i quattro decidono allora di architettare un piano per arrivare alla cassaforte del palazzo del fisco, guarda caso progettato proprio dal costruttore, e sottrarre così i soldi necessari ad appianare il debito delle tasse arretrate.

Il film gode di ritmo ed umorismo molto vivaci ed è ricco di trovate visive originali e surreali che lo fanno emergere e distinguere da molte produzioni di genere, testimonianza di un periodo in cui il cinema italiano era avvezzo a sperimentare ma senza mai scordarsi di intrattenere a dovere il pubblico.

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